lunedì 30 maggio 2016

Filippo Sugar su Gigi d'Alessio "Torneranno tutti in SIAE".

Dopo Mogol e i più' grandi autori italiani, dopo i più grandi attori internazionali dell'intermediazione e difesa del diritto d'autore, dopo l'indignazione dei più' significativi professionisti del settore e le preoccupazioni dei giovani ed indipendenti, interviene nuovamente il Presidente della SIAE, Filippo Sugar, che apertamente ed in trasparenza si esprime sul caso Gigi d'Alessio, senza peli sulla lingua.

Riportiamo di seguito alcuni stralci di una delle interviste comparse questa mattina estratta da "Il Messaggero" edizione nazionale.

Filippo Sugar commenta le defezioni di Fedez e D'Alessio passati alla startup inglese «Fanno una vera e propria campagna acquisti, ma non saranno in grado di riscuotere i diritti d'autore. Torneranno tutti alla Siae» «PER INCASSARE LE ROYALTIES CI VOGLIONO STRUTTURE CAPILLARI COME LA NOSTRA. ALLA FINE BUSSERANNO DA NOI» La storia dell'arrembante startup con sede legale a Londra che va alla conquista degli associati del monolite del diritto d'autore nazionale, la spiega in questi termini: «Stanno pagando degli ingaggi». Presidente Sugar, ma non possiamo considerarli anticipi sulla riscossione di futuri diritti? «No e non lo saranno, visto che la collecting non può essere in grado di riscuoterli». Sta dicendo che Fedez e Gigi D'Alessio hanno fatto una fesseria? «Evidentemente hanno avuto un vantaggio economico immediato». Si, ma a un certo momento il vantaggio finirà. «E a quel punto possono tornare in Siae». Per noi i casi di Fedez e D'Alessio cambiano poco, continuiamo a fare il nostro lavoro e stiamo facendo un forte investimento per portare tutti i servizi della società online». Prevedono, lo ha detto D'Alessio e lo sostiene la collecting inglese, che ci saranno altre defezioni fra i vostri associati. «Possibile. Dipende da quanti denari vogliono investire in questa campagna acquisti». Già, ma quale sarebbe il senso di una operazione del genere? « Non sappiamo chi sia il proprietario della collecting inglese, non c'è un bilancio pubblicato. Sappiamo che nasce da investimenti di società di venture capital, specializzate in investimenti non di lungo periodo, piuttosto abituate al mordi e fuggi tipico del mondo finanziario». Ci spiega perchè non sarebbero in grado di riscuotere i diritti dei loro iscritti? «Intanto basta vedere come nei grandi paesi del mondo in genere opera una sola grande società di collecting che ha l'incarico di curare la raccolta del diritto d'autore. Si tratta di un lavoro complicatissimo che richiede strutture complesse e capillari. Faccio notare che noi, oltre ad avere 83 mila associati, gestiamo un milione e 200 mila contratti per licenze musicali e amministriamo 45 milioni di opere». D'accordo. Loro, però, si fanno vanto di essere una struttura leggera, in grado di assicurare tempi rapidissimi per la rendicontazione, tempi che la Siae sicuramente non ha. «E' come paragonare una bicicletta a un Airbus 380. Sono due cose diverse. Ma la bicicletta di quella collecting inglese come fa a conteggiare i brani di D'Alessio interpretati da un altro artista? E che fanno se D'Alessio o altri loro associati cantano pezzi di altri autori che sono iscritti da noi? Sicuramente non riscuoteranno i diritti sulle registrazioni, quelli del broadcasting, dell'online. Penso che alla fine l'unico modo per conteggiare le royalties dei loro assistiti sarà quello di rivolgersi, a loro volta, a noi, che del resto gestiamo il lavoro di collecting già per conto di 270 società internazionali. E, naturalmente, ci dovranno pagare». Come, prima vi fanno la guerra e poi vengono a bussare da voi? «Inevitabile. Tanto ai loro clienti applicano tariffe molto più alte delle nostre. Il 50 per cento per la musica d'ambiente e il 25 sui concerti, Noi, in entrambi i casi, siamo a meno del 20». Vi hanno accusato di poca trasparenza. «I nostri bilanci sono on line e tre ministeri vigilano su di noi». Che succede con la direttiva europea in tema di monopolio sulla raccolta dei diritti d'autore che va in senso di una liberalizzazione? «quella direttiva in realtà spinge piuttosto verso un'aggregazione, anche dei mercati pensando a contratti globali. C'è la consapevolezza di come sia vantaggiosa l'aggregazione per gli autori quando si tratta di negoziare con i monopoli globali». Marco Molendini - IL MESSAGERO.

sabato 28 maggio 2016

La SIAE gela Gigi D'Alessio

Apprendimento in questi minuti da Rockol le prime dichiarazioni del Presidente SIAE sulla volontà di Gigi D'Alessio di lasciare SIAE.
Sugar: "SIAE è un’Associazione senza scopo di lucro che tutela il diritto d’Autore di tutti i suoi Associati senza alcuna discriminazione tra artisti popolari o meno popolari, giovani o meno giovani in tutti i settori della cultura, e non può permettersi di ingaggiare con una campagna acquisti singoli artisti, cosa che ci risulta stia facendo Soundreef.
Abbiamo anche delle perplessità su quanto questo tipo di approccio possa essere continuativo nel tempo perché, a meno che Soundreef abbia fondi illimitati, che SIAE sicuramente non ha, è evidente che una volta ingaggiati 5, 10, 20 artisti appare complicato che possa mantenere un modello di business adeguato per la tutela dei diritti di tutti gli Autori.
Ci stupiamo delle parole di Gigi D’Alessio, non capiamo a cosa si riferisca in tema di trasparenza perché la nostra ripartizione è gestita in modo del tutto trasparente, utilizzazione per utilizzazione. Nel rendiconto che inviamo ai nostri Associati vi sono indicazioni molto dettagliate: titolo per titolo, fonte per fonte.
Ci risulta complicato, sempre alla luce del modello di business di Soundreef, capire la creazione di posti di lavoro a cui fa riferimento Gigi D'Alessio. Vorrei ricordare, a tal proposito, che la SIAE ha oltre 1200 dipendenti e 503 agenzie mandatarie su tutto il territorio Italiano senza le quali sarebbe impossibile svolgere il nostro lavoro adeguatamente e stare dalla parte di chi crea difendendo il diritto d'Autore."

martedì 17 maggio 2016

CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA ORDINARIA

CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA ORDINARIA DEI SOCI DELL’ASSOCIAZIONE INTERMEDIARI DEL DIRITTO D'AUTORE

I Signori soci dell’Associazione Intermediari del Diritto d’Autore (A.I.D.A.) sono convocati in Assemblea ordinaria che avrà luogo presso "Polo Hotel", Piazza Bartolomeo Gastaldi n°4 Roma, DOMENICA 12 GIUGNO 2016 alle ore 07,00 ed in seconda convocazione alle ore 09,30 per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno:

1) Nomina segretario verbalizzante;
2) Approvazione Regolamento Associazione (art.29 Statuto);
3) Approvazione Codice Deontologico;
4) Approvazione Rendiconto Consuntivo 2015 e Preventivo 2016;
5) Relazione del Presidente;
6) Istituzione commissione elettorale e seggio di voto;
7) Elezione del Presidente, del Consiglio Direttivo, dei Revisori dei Conti e dei Probiviri;
8) Varie ed eventuali.


Roma, 4 maggio 2016 
Il Presidente

domenica 15 maggio 2016

Diritto d'Autore a RADIORADICALE.

Riportiamo di seguito il link per scaricare la puntata di "PRESI PER IL WEB" una trasmissione di RADIO RADICALE a cura di Marco Scialdone, Fulvio Sarzana e Marco Ciaffone. Uno spazio di approfondimento politico su diritti e libertà digitali che si è rivelata un appuntamento degno di nota, equilibrato e molto lontano dagli altri episodi di #malainformazione riportati all'interno del nostro sito.

Crediamo che i contenuti della trasmissione andata in onda il 15.05.2016, in cui sono intervenuti oltre al preparato Sarzana anche Sergio Battelli (m5s), Davide D'Atri (Amministratore Soundreef) Giuseppe Mazziotti (Trinity College Dublin - Scool of Law) i cui contenuti meritano riflessione, una lezione con pochi eguali; Giovanni Maria Riccio scettico (università degli studi di salerno) e Domenico Luca Scordino (consigliere di gestione della S.I.A.E.) senza peli sulla lingua; segnino un passo importante verso la necessità di chiarezza dopo la #malainformazione degli ultimi mesi.



venerdì 13 maggio 2016

SIAE alla RAI, disinformazione, insulti e dati falsati.

E' evidente che il nostro sito, negli ultimi mesi, è una vera e propria raccolta di documenti e articoli che tendono a sfatare falsi miti sulla SIAE e sul diritto d'Autore, e sempre piu' spesso raccoglie le risposte degli esperti del settore alla mala-informazione dilagante sull'argomento, purtroppo sempre piu' ribattuta da giornalisti improvvisati sul tema, testate e tv.

Di seguito l'ennesimo chiarimento da parte della SIAE sul servizio del TG2 andato in onda il 12/05/2016 nella edizione delle 20:30.

Roma, 13/05/2016: SIAE - Prendiamo atto del servizio mandato in onda ieri dal Tg2 a proposito di SIAE. Spiace che un’azienda come la RAI abbia voluto prestarsi e persino partecipare attivamente ad una inutile passerella di insulti e rappresentazione di dati ridicolmente falsi. Insulti e dati fasulli, presentati da chi - per strumentalità politica e non per consapevolezza del merito delle questioni affrontate - non ha mai inteso confrontarsi con SIAE né ha mai ritenuto utile leggere la copiosa documentazione messa a disposizione sul sito SIAE e presentata anche di recente dal Presidente Sugar alle commissioni parlamentari. E spiace ancor di più che a fare da cassa di risonanza di simili aggressioni sia stata proprio la RAI, tv di Stato, tenuta a offrire quel servizio pubblico per il quale tutti noi paghiamo il canone. Dalla tv pubblica ci attendiamo - anzi pretendiamo - equità e imparzialità ed è grave e sorprendente che non si sia dato spazio alcuno a SIAE pur mentre la si aggrediva ingiustificatamente. A questa considerazione generale, si aggiunge poi una circostanza specifica che rende la vicenda ancora più grave: il fatto che la RAI sia in costante ritardo nell'assolvere ai propri obblighi verso il repertorio SIAE che pure continuamente utilizza. Evidentemente in RAI non vi è rispetto alcuno per il lavoro di autori ed editori. E sempre a proposito di rispetto, SIAE non può non invitare chiunque voglia occuparsi del mondo del diritto d'autore a non coinvolgere i dipendenti e dirigenti della Società che quotidianamente fanno, con grande dedizione e competenza, il loro lavoro, avendo anch'essi sopportato il sacrificio della profonda ristrutturazione e rinnovamento degli ultimi anni. Ad essi va il rispetto di tutti, nessuno escluso. Naturalmente, la Società resta con le proprie porte aperte, e con tutta la documentazione a disposizione, per chiunque volesse davvero studiare e comprendere e non dare solo sfogo per tornaconto personale a slogan infondati. Di seguito alcuni dati che il servizio ha falsato o non ha fatto emergere. Gli incassi sul diritto d’autore sono cresciuti del 9,5% (+€ 49,7 milioni) rispetto al 2014 contro il PIL che è cresciuto dello 0,8%. Gli importi ripartiti ( € 475 milioni) sono il 90% degli incassi da ripartire (€ 530 di incassi netti da ripartire). I costi di gestione di SIAE sono diminuiti (-€ 0,7 milioni), pari a -1% rispetto al 2014, il costo del personale del 3% (- € 2,3 milioni). Quanto alle assunzioni, derivate da un turn over generazionale, occorre considerare che dal 2013 sono stati stabilizzati 115 giovani selezionati dalle Università e Conservatori Italiani (25 alla fine del 2015, dopo un periodo di stage). A tutto il 2015 140 risorse, prossime alla pensione, hanno lasciato la Società attraverso risoluzioni volontarie del rapporto di lavoro.


FONTE S.I.A.E. VERSIONE UFFICIALE
FONTE PRIMA PAGINA NEWS

Da Parigi - il Consiglio Internazionale degli Autori Musica - sostiene la SIAE

AIDA: Come ampiamente descritto nei diversi post riportati sul nostro sito dilaga per la rete disinformazione "demagogicamente alimentata" e frutto di ignoranza (e strumentalizzazione) da parte di molti attori. Disinformazione che in pieno stile FAKE SOCIAL 3.0 viene ripresa da testate, TG e persino da Deputati e Senatori. A dare, con preoccupazione, l'allarme interviene, da Parigi, anche il CONSIGLIO INTERNAZIONALE DEGLI AUTORI MUSICA, che cerca di spiegare alcuni punti cruciali; ma che probabilmente torneremo a leggere sulle centinaia di informazioni false fino ad oggi diffuse. Riportiamo di seguito il testo della lettera del Presidente CIAM al Presidente SIAE.

Al Presidente della SIAE
Dott. Filippo Sugar
Parigi, 3 Maggio 2016.

Stimato Presidente,

A nome del Consiglio Internazionale degli Autori di Musica (CIAM) desidero esprimere forte preoccupazione per la crescente disinformazione, a volte demagogicamente alimentata, che è dato di leggere sulla stampa e sulle reti sociali italiane in merito al recepimento della Direttiva 2014/26/UE.

Va da sé che come autori siamo sempre stati a favore della massima competizione fra società per dare migliori servizi agli aventi diritto. Ma riteniamo che guardare a tale competizione nell’ambito di un singolo paese membro sia fuorviante e dannoso per i nostri interessi.

Tanto più se tale competizione dovesse avvenire fra soggetti che non rispondano a due requisiti essenziali: essere senza fine di lucro ed essere governati dagli aventi diritto.

A fine di chiarimento vorremmo sottolineare le seguenti informazioni, che sono peraltro a disposizione di tutti, e in gran parte comprese nella relazione che la Commissione ha fornito al Parlamento UE.
1) Nella larga maggioranza dei paesi europei le società di gestione collettiva hanno una esclusiva sui rispettivi territori stabilita per legge, o rinnovabile per decreto, o di fatto, a seconda dei sistemi giuridici.
2) Può tranne in inganno il fatto che la SIAE (come del resto SGAE in Spagna, ZAIKS in Polonia o ARTISIUS in Ungheria) sia una società generalista. In altri paesi, come la Francia, dove esistono più società, ognuna interessata ad un particolare repertorio (musica, cinema, arti visive, ecc.), ciascuna si avvale di una esclusiva su quello specifico repertorio.
3) Ma soprattutto la Direttiva non dice che l’esclusiva deve essere abolita, bensì lascia agli stati membri ogni decisione in merito, a condizione che siano rispettati i principi, gli obblighi e gli standard dettati dalla direttiva stessa. É pertanto errato sostenere che il Parlamento italiano, mantenendo l’esclusiva (art. 180 della legge sul diritto d’autore), non rispetterebbe la Direttiva.
4) Semmai la Direttiva incoraggia l’aggregazione multiterritoriale per far fronte alle attuali sfide globali. Basti ricordare che la Cina sta per varare una modernissima legge sul diritto d’autore che la porrà fra gli attori più importanti del pianeta.
5) Si noti peraltro che, laddove esistono società concorrenti (ad esempio gli Stati Uniti) gli autori registrano crescenti difficoltà, soprattutto a fronte della debolezza che la frammentazione della gestione dei diritti e delle relative licenze crea nei confronti dei giganti del digitale.
6) Inoltre la SIAE fa parte di una confederazione mondiale (Confederazione internazionale delle società di autori e compositori - CISAC) le cui regole professionali sono anche più stringenti info@ciamcreators.org | www.ciamcreators.org Page 2 of 2 di quanto stabilisce la Direttiva. Come tale è sottoposta regolarmente a severi controlli periodici (audits) che non hanno mai dato origine ad alcun rilievo né sulla governance né sulla gestione.
7) Da tempo, grazie anche a precedenti Direttive, ogni autore di paese membro può iscriversi liberamente ad una società di altro paese membro, se ne ha desiderio o interesse. La invitiamo, stimato Presidente, a fare l’uso che ritiene più opportuno della presente nota, ivi compreso portarla a conoscenza delle personalità istituzionali che hanno le maggiori responsabilità nell’indirizzare il dibattito parlamentare in corso.

Con vive cordialità,
Lorenzo Ferrero
Presidente del CIAM
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COSA E' CIAM: CIAM è il più importante organismo internazionale che raggruppa a livello mondiale di tutti gli autori di musica, indipendentemente dal genere musicale. Coordina e rappresenta la voce dei creatori di musica a livello globale e agisce con lo scopo dio tutelarne i diritti e le aspirazioni culturali.

VERSIONE ORIGINALE LETTERA CIAM
SITO UFFICIALE CIAM
TESTO INTEGRALE SU ROCKOL

martedì 10 maggio 2016

La collecting inglese e il marketing 3.0

Sembrerebbe che la guerra di una collecting inglese e del suo presidente, contro la S.I.A.E. e il suo monopolio (che poi è un'esclusiva e non un monopolio, ndr), non sia altro che una trovata pubblicitaria della collecting londinese; collecting che non nomineremo poiché beneficerebbe di ulteriore pubblicità gratuita.

Sembrerebbe proprio che tutti gli accatta polli, gli accatta voti, gli accatta autori, i blogger, gli azzeccagarbugli, gli avvocati più o meno avvezzi siano sempre più' interessati alla ricerca spasmodica di temi qualunquisti, "in un’operazione mentale ormai trita e ritrita, quella di paragonare il lavoro della Siae a quello di un esattore fiscale, di un applicatore di contravvenzioni, del meccanico e stolto richiedente di “un fiorino!”, dimentichi che la missione della Siae è quella di dare la massima tutela economica consentita dall’ordinamento ad un particolare tipo di lavoratore che è l’autore, ed ogni parallelo con una bieca esattoria di tipo fiscale – è noto ormai anche ai meno avveduti – è soltanto un errore concettuale che da parte di molti detrattori viene sempre più raramente, e sempre in malo modo, esibito." (parole del 2015 di Gaetano Blandini, CEO S.I.A.E.).

E' ancor peggio il divagare incessante contro l'osannato monopolio della SIAE (che non è un monopolio ma un'esclusiva, ndr), bel pretesto strumentalizzato che fa audience, click e smuove le persone meno informate. Quando in realtà a questa collecting inglese poco importa del monopolio in sé come si apprende in questa intervista in cui proprio il presidente, alla domanda se cadrà o meno il monopolio risponde: "sai che ti dico? Per noi non è nemmeno un problema. Noi siamo una Srl che opera come una holding al cui interno c’è una Ltd (inglese ndr)" che quindi potrà continuare, come fa, ad intermediare diritti pagando tasse e contributi in Inghilterra.

Pero' parlare male della SIAE, del suo monopolio, dei cattivoni che la gestiscono fa sempre più audience, attira sempre più populisti e malcontenti cronici pronti a sposare cause "assurde". Tirare fuori studi anacronistici sulla vecchia SIAE, fa sempre contorcere i lettori meno informati, fomenta i deputati meno preparati e in cerca di consensi. E allora tutti pronti a fare interrogazioni parlamentari, denunce, segnalazioni, querele, a storpiare a piacimento e a favore sentenze, dichiarazioni, articoli, post sui social in una bagarre mediatica senza senso che pero' rischia di mettere in agitazione, se non a repentaglio, oltre 2.300 lavoratori (diretti ed indiretti) dell'Ente, lavoratori che non costano un euro alle casse pubbliche, lavoratori regolari i cui contratti - spesso additati di essere strapagati e pieni di indennità sono, in realtà, in linea con tutti i contratti collettivi nazionali e senza la benché minima indennità.

Ovvero, continuare a sparlare di fatti e materie che si conoscono poco (certamente non per colpa della S.I.A.E., ma per la necessità di #studiare materia tanto delicata) può provocare solo danni, in primis agli autori - parte debole di ogni trattativa - agli editori e a migliaia di lavoratori e a fare pubblicità gratuita a soggetti a cui del monopolio poco importa se non per la pubblicità gratuita. Marketing 3.0! Da perfetta start-up, ma che start-up non è più ma poco importa, questo aiuta sempre a rafforzare il marketing.

Ci piace oltremodo ricordare la  Carta dei Doveri del Giornalista (CNOG-FNSI dell’08/7/93) secondo cui il giornalista non può accettare privilegi, favori o incarichi che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilità professionale. Il giornalista non può subordinare in alcun caso al profitto personale o di terzi le informazioni economiche o finanziarie di cui sia venuto comunque a conoscenza, non può turbare inoltre l'andamento del mercato diffondendo fatti e circostanze riferibili al proprio tornaconto.
Il giornalista non può scrivere articoli o notizie relativi ad azioni sul cui andamento borsistico abbia direttamente o indirettamente un interesse finanziario, né può vendere o acquistare azioni delle quali si stia occupando professionalmente o debba occuparsi a breve termine. […] Il giornalista non assume incarichi e responsabilità in contrasto con l'esercizio autonomo della professione, né può prestare il nome, la voce, l'immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell'autonomia professionale. Sono consentite invece, a titolo gratuito, analoghe prestazioni per iniziative pubblicitarie volte a fini sociali, umanitari, culturali, religiosi, artistici, sindacali o comunque prive di carattere speculativo.
E dovrebbe essere così anche qualora qualche giornalista, pubblicista, blogger e bla Bla volesse improvvisamente presentarsi meramente come avvocato o qualcun'altra carica da perfetto factotum.

"Il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all’informazione di TUTTI i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel RISPETTO della VERITA' e con la MAGGIORE ACCURATEZZA POSSIBILE"

ma si sà, siamo in Italia... per citare Fedez "...qui dove anche un giornalaio può fare il giornalista...".



A.I.D.A.

venerdì 6 maggio 2016

TANTO PER CHIARIRE.

"l’indicazione della direttiva Barnier -  dice in estrema sintesi che, per quanto riguarda i diritti di sfruttamento economico delle opere online, deve vigere un regime di libera concorrenza secondo i principi fondanti dell’Unione Europea"

dott. Giacomo Moleri dello Studio Legale SIB estratto da Rockit


opere online
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giovedì 5 maggio 2016

COSA STATE FACENDO AI DIRITTI d'Autore? Uno schiaffo a tutti i creativi di qualsiasi settore.

"prevedere forme di riduzione o di esenzione dalla corresponsione dei diritti d'autore riconosciute a organizzatori di spettacoli dal vivo con meno di 100 partecipanti, ovvero con giovani esordienti titolari di diritti d'autore, nonché in caso di eventi o ricorrenze particolari individuati con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, garantendo che, in tali ipotesi, la Società italiana degli autori ed editori remuneri in forma compensativa i titolari dei diritti"

questo è il testo (punto "L") dell'Art. 14-sexies (Principi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva 2014/26/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sulla gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi e ...) approvato il 21/04/2016 alla Camera dei Deputati.

Un insulto all'intelligenza, uno schiaffo a tutti i creativi di qualsiasi settore e al concetto di diritto del lavoro.
La solita "teoria" all'italiana che fa rabbrividire tutta Europa. Si, perché in nessuno stato membro è previsto un sopruso al diritto del lavoro intellettuale come si rischierebbe di inserire nella legislazione italiana in quelle poche righe. In tutta Europa, anche per manifestazioni di beneficenza o senza scopo di lucro, viene riconosciuto il diritto del lavoro intellettuale e nella maggior parte dei casi addirittura con tariffe più' alte rispetto a quelle applicate oggi in Italia che rasentano l'elemosina (a partire da 10,00€), importi trasparenti pubblicati sul sito dell'Ente; cifre (assai più alte) che la quasi totalità delle società di collecting europee non rendono pubbliche. 

Per non parlare poi della evocata esenzione per eventi con meno di 100 presenze. Sarebbe come autorizzare chiunque a non pagare al ristorante se sono presenti meno di 100 persone, oppure imporre  alla CocaCola di regalare le proprie bibite in caso di eventi con meno di 100 presenze o di beneficenza e non pagare dipendenti in società con meno di 100 clienti. 

E' tutto ancora più assurdo se pensiamo che già esistono esenzioni e riduzioni per il pagamento nell'art.15bis della legge sul diritto d'autore, nonché un sistema di accordi, sconti e di abbuoni, virtuosi ed efficaci, norme non previste negli altri stati membri.

Dunque se questo testo passasse sarebbe implicito che le realtà che operano un evento "senza scopo di lucro" (dietro il quale si nasconde troppo spesso un mondo lugubre e talvolta dannoso per le realtà commerciali) o sotto le 100 presenze non debbano corrispondere nulla che rientri nel diritto privato e del lavoro, non debbano più' corrispondere nulla ai fornitori, né bollette, né tarsu, né occupazione del suolo pubblico, né artisti, né la sicurezza, né i service del palco, delle luci, né i fornitori delle cucine, del gas, dei volantini, dei manifesti, le affissioni, le bibite, le salamelle, le certificazioni per la sicurezza, né le tenso-strutture, né i teatri che affittano, le ville che affittano, gli auditorium,  per poi accorgerci che sono tanti gli attori che vengono pagati, a cui viene riconosciuto il diritto al compenso per il lavoro nella realizzazione di un evento ma l'autore, il creativo, "l'ingegno" no, non va riconosciuto. Ma la beneficenza non si fa con risorse proprie? 

Infine, negli ultimi anni la Siae si è impegnata ad agevolare in maniera consistente ed innovativa giovani e start-up, mentre questo testo fa si che ai giovani esordienti non gli venga riconosciuto alcun diritto. A noi sembra follia ed auspichiamo che il Governo sappia trovare la giusta sintesi nella necessità di semplificare ed adeguare la normativa ai dettami della Comunità Europea senza mettere a repentaglio il sacrosanto diritto dei lavoratori in favore del populismo.

martedì 3 maggio 2016

CEO di S.I.A.E. su caso Fedez. Intervista LA STAMPA

Riportiamo di seguito l'intervista a LA STAMPA di Gaetano Blandini CEO S.I.A.E.

Gaetano Blandini, lei è il direttore generale della Siae. Fedez va via davvero?  
«Pare di sì, ma non abbiamo avuto ancora comunicazione ufficiale. Colpa delle Poste, forse».

Le dispiace?
«Sinceramente sì, perché sono un suo fan, ma non ho capito perché lo fa. Nell’ultimo anno i suoi incassi come autore sono aumentati del 200%, quelli della sua società Zedef del 2000%».

Si è fatto delle idee?
«Sì, ma le tengo per me, sono responsabile anche di altri 80 mila associati».

Fedez ha parlato di innovazione.
«Ma se abbiamo il borderò elettronico da sei mesi ormai…».

E la meritocrazia? Le assunzioni clientelari?  
«Storie vecchie di anni, prima che arrivassi io. Il costo del personale nel 2010 era di 95 milioni di euro, ora è sceso di 7 milioni, tutte le indennità sono eliminate, siamo trasparenti. Avevamo 1363 dipendenti, sono 1239, senza fare stragi sociali. Due o tre sono stati licenziati per giusta causa, abbiamo stabilizzato 44 giovani e abbiamo 20 tirocini. Usando i contenuti da noi tutelati, Google fattura miliardi e in Italia fa lavorare soltanto 30 persone».

E il patrimonio immobiliare?
«Sappiamo gestirlo: di recente abbiamo comprato la casa di Verdi a Busseto e la stiamo ristrutturando per aprirla al pubblico».

Siete stati anche sponsor del Concertone del Primo maggio.
«Abbiamo bilanci così virtuosi che riusciamo a sostenere molte iniziative culturali. Il Primo maggio è la festa dei lavoratori, anche quelli della musica. Ma abbiamo di recente aperto quattro audioteche nelle carceri, sosteniamo gli ospedali pediatrici, aiutiamo chi lotta contro la ‘ndrangheta».

Qual è la provvigione della Siae?
«Per la musica, la parte più importante, è scesa dal 23 % al 16».

Molti soci guadagnano meno di quello che pagano per la quota di iscrizione. Come risponde?  
«I ricavi sono in base agli ascolti, se le canzoni non le ascolta nessuno, quello è il risultato».

Ma la Siae tutela tutti...  
«Abbiamo 127 autori associati per la lirica: da soli sarebbero morti di fame, stare nella stessa società che controlla la musica leggera permette di tutelare anche loro. Raccogliere un euro di diritti dalla lirica costa 7 euro».

Come mai?  
«I controlli si pagano».

LINK ALLA VERSIONE INTEGRALE

lunedì 2 maggio 2016

Noi siamo gli Autori, gli Editori. Siae l'ultimo baluardo a difesa dei Diritti

Riceviamo e pubblichiamo (già pubblicato tramite ANSA.it)

No alla liberalizzazione selvaggia
del diritto d'autore: è la posizione espressa dagli Indipendenti
in una lettera aperta indirizzata al premier Matteo Renzi e al
ministro Dario Franceschini.
"Noi siamo gli Autori, gli Editori, gli Artisti, gli
Interpreti, le Etichette Indipendenti d'Italia che sopravvivono
oggi - continua la lettera - soprattutto grazie ai Diritti
d'Autore e ai Diritti Connessi, senza i quali la speranza della
nuova musica italiana si spegnerebbe senza alternative".
"Noi siamo consapevoli - spiegano - che, pur essendo già
competitiva, vada migliorata e aggiornata, ma riteniamo anche
che oggi la Siae rappresenti l'ultimo baluardo che si erige a
difesa dei Diritti di chi crea e diffonde le proprie Opere,
contro lo strapotere delle Over The Top, imprese che forniscono
attraverso il web servizi e contenuti agendo però con arroganza
al di sopra delle reti stesse e che continuano a sviluppare il
loro ricco modello di business utilizzando i nostri contenuti,
senza volerli poi pagare adeguatamente se non addirittura non
pagarli in alcun modo".
"A questo proposito - aggiungono - noi riteniamo si debba
aprire un tavolo di lavoro a livello di Unione Europea con i
monopolisti multinazionali del mercato digitale. Noi siamo
contro un mercato italiano dei diritti d'autore disgregato e
frutto di liberalizzazioni selvagge, che non potrà che favorire
società di raccolta interessate purtroppo solo ai grandi numeri
abbandonando poi al loro destino coloro che introitano di meno
perché non fanno raggiungere livelli alti di profitti, e
penalizzando così piccoli e giovani artisti".

La lettera è firmata congiuntamente da Afi (Associazione dei
Fonografici Italiani), A.I.A (Associazione Italiana Artisti),
Anem (Associazione Nazionale Editori Musicali), AudioCoop
(Coordinamento Etichette Discografiche Indipendenti) e Pmi
(Produttori Musicali Indipendenti).

Alla lettera si associa l'Associazione Intermediari Diritto d'Autore A.I.D.A.