sabato 13 gennaio 2018

Il numero 1 di SIAE su soundreef e SUISA.

A costo di continuare a fare pubblicità a questa soundreef abbiamo il dovere di pubblicare l'ennesimo chiarimento pervenuto da parte di SIAE. È un dovere nei confronti degli autori ed utilizzatori che subiscono sempre più informazioni distorte e stravaganti.

Ma facciamo un passo indietro. Negli ultimi giorni la collecting inglese aveva annunciato, con clamore, di aver stretto degli accordi strategici con la SIAE Svizzera SUISA. Una bomba ben presentata peccato che in realtà si tratta di tutt'altro e a questo punto riportiamo le dichiarazioni del numero uno di SIAE Gaetano Blandini:

"La dichiarazione espressa da Alexander Wolf, presidente di Sesac International, costituisce l'ennesima conferma sulla non effettiva capacita' di Soundreef di operare anche laddove (mercato on line) potrebbe operare legalmente [...] Tale mercato infatti e' completamente liberalizzato dal 2008 e solo oggi Soundreef e' stata in grado di stipulare un accordo come 'cliente' con SUISA, la Siae svizzera. Tale accordo non e' 'strategico', come voleva far credere Davide D'Atri (l'ad di Soundreef, ndr), ma un semplice accordo a pagamento, ci si augura - senza averne certezza - per TUTTI i loro iscritti. D'altronde Soundreef sin dalla sua nascita spaccia una coppia per un tris ed una doppia coppia per un poker. Basti infatti notare che dopo la puntualizzazione di Alexander Wolf hanno modificato la loro comunicazione". A Il Sole 24 Ore online, il presidente di Sesac International, che e' delegato del CdA di Mint, ha infatti precisato che "Soundreef e' cliente, non partner di Mint, come si potrebbe essere portati a capire dalle comunicazioni di questi giorni...Non ci e' piaciuto il riferimento a Sesac. Abbiamo avuto uno scambio di mail con Soundreef, nel quale abbiamo precisato la nostra posizione". E per Wolf, inoltre, Siae sta lavorando bene negli ultimi anni: "Abbiamo a lungo collaborato insieme e ritengo di credere che lo faremo per lungo tempo ancora". Blandini conclude rilevando che "resta il fatto che laddove potevano da anni operare legittimamente, solo oggi riescono a stipulare un accordo come clienti di un altro soggetto, consentendo cosi' tardivamente, forse, ad alcuni dei loro associati di veder remunerate le utilizzazioni on line; nel nostro Paese dove invece la normativa non gli consente di operare continuano imperterriti, sentendosi al di sopra della legge".

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