martedì 10 maggio 2016

La collecting inglese e il marketing 3.0

Sembrerebbe che la guerra di una collecting inglese e del suo presidente, contro la S.I.A.E. e il suo monopolio (che poi è un'esclusiva e non un monopolio, ndr), non sia altro che una trovata pubblicitaria della collecting londinese; collecting che non nomineremo poiché beneficerebbe di ulteriore pubblicità gratuita.

Sembrerebbe proprio che tutti gli accatta polli, gli accatta voti, gli accatta autori, i blogger, gli azzeccagarbugli, gli avvocati più o meno avvezzi siano sempre più' interessati alla ricerca spasmodica di temi qualunquisti, "in un’operazione mentale ormai trita e ritrita, quella di paragonare il lavoro della Siae a quello di un esattore fiscale, di un applicatore di contravvenzioni, del meccanico e stolto richiedente di “un fiorino!”, dimentichi che la missione della Siae è quella di dare la massima tutela economica consentita dall’ordinamento ad un particolare tipo di lavoratore che è l’autore, ed ogni parallelo con una bieca esattoria di tipo fiscale – è noto ormai anche ai meno avveduti – è soltanto un errore concettuale che da parte di molti detrattori viene sempre più raramente, e sempre in malo modo, esibito." (parole del 2015 di Gaetano Blandini, CEO S.I.A.E.).

E' ancor peggio il divagare incessante contro l'osannato monopolio della SIAE (che non è un monopolio ma un'esclusiva, ndr), bel pretesto strumentalizzato che fa audience, click e smuove le persone meno informate. Quando in realtà a questa collecting inglese poco importa del monopolio in sé come si apprende in questa intervista in cui proprio il presidente, alla domanda se cadrà o meno il monopolio risponde: "sai che ti dico? Per noi non è nemmeno un problema. Noi siamo una Srl che opera come una holding al cui interno c’è una Ltd (inglese ndr)" che quindi potrà continuare, come fa, ad intermediare diritti pagando tasse e contributi in Inghilterra.

Pero' parlare male della SIAE, del suo monopolio, dei cattivoni che la gestiscono fa sempre più audience, attira sempre più populisti e malcontenti cronici pronti a sposare cause "assurde". Tirare fuori studi anacronistici sulla vecchia SIAE, fa sempre contorcere i lettori meno informati, fomenta i deputati meno preparati e in cerca di consensi. E allora tutti pronti a fare interrogazioni parlamentari, denunce, segnalazioni, querele, a storpiare a piacimento e a favore sentenze, dichiarazioni, articoli, post sui social in una bagarre mediatica senza senso che pero' rischia di mettere in agitazione, se non a repentaglio, oltre 2.300 lavoratori (diretti ed indiretti) dell'Ente, lavoratori che non costano un euro alle casse pubbliche, lavoratori regolari i cui contratti - spesso additati di essere strapagati e pieni di indennità sono, in realtà, in linea con tutti i contratti collettivi nazionali e senza la benché minima indennità.

Ovvero, continuare a sparlare di fatti e materie che si conoscono poco (certamente non per colpa della S.I.A.E., ma per la necessità di #studiare materia tanto delicata) può provocare solo danni, in primis agli autori - parte debole di ogni trattativa - agli editori e a migliaia di lavoratori e a fare pubblicità gratuita a soggetti a cui del monopolio poco importa se non per la pubblicità gratuita. Marketing 3.0! Da perfetta start-up, ma che start-up non è più ma poco importa, questo aiuta sempre a rafforzare il marketing.

Ci piace oltremodo ricordare la  Carta dei Doveri del Giornalista (CNOG-FNSI dell’08/7/93) secondo cui il giornalista non può accettare privilegi, favori o incarichi che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilità professionale. Il giornalista non può subordinare in alcun caso al profitto personale o di terzi le informazioni economiche o finanziarie di cui sia venuto comunque a conoscenza, non può turbare inoltre l'andamento del mercato diffondendo fatti e circostanze riferibili al proprio tornaconto.
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E dovrebbe essere così anche qualora qualche giornalista, pubblicista, blogger e bla Bla volesse improvvisamente presentarsi meramente come avvocato o qualcun'altra carica da perfetto factotum.

"Il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all’informazione di TUTTI i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel RISPETTO della VERITA' e con la MAGGIORE ACCURATEZZA POSSIBILE"

ma si sà, siamo in Italia... per citare Fedez "...qui dove anche un giornalaio può fare il giornalista...".



A.I.D.A.