lunedì 30 maggio 2016

Filippo Sugar su Gigi d'Alessio "Torneranno tutti in SIAE".

Dopo Mogol e i più' grandi autori italiani, dopo i più grandi attori internazionali dell'intermediazione e difesa del diritto d'autore, dopo l'indignazione dei più' significativi professionisti del settore e le preoccupazioni dei giovani ed indipendenti, interviene nuovamente il Presidente della SIAE, Filippo Sugar, che apertamente ed in trasparenza si esprime sul caso Gigi d'Alessio, senza peli sulla lingua.

Riportiamo di seguito alcuni stralci di una delle interviste comparse questa mattina estratta da "Il Messaggero" edizione nazionale.

Filippo Sugar commenta le defezioni di Fedez e D'Alessio passati alla startup inglese «Fanno una vera e propria campagna acquisti, ma non saranno in grado di riscuotere i diritti d'autore. Torneranno tutti alla Siae» «PER INCASSARE LE ROYALTIES CI VOGLIONO STRUTTURE CAPILLARI COME LA NOSTRA. ALLA FINE BUSSERANNO DA NOI» La storia dell'arrembante startup con sede legale a Londra che va alla conquista degli associati del monolite del diritto d'autore nazionale, la spiega in questi termini: «Stanno pagando degli ingaggi». Presidente Sugar, ma non possiamo considerarli anticipi sulla riscossione di futuri diritti? «No e non lo saranno, visto che la collecting non può essere in grado di riscuoterli». Sta dicendo che Fedez e Gigi D'Alessio hanno fatto una fesseria? «Evidentemente hanno avuto un vantaggio economico immediato». Si, ma a un certo momento il vantaggio finirà. «E a quel punto possono tornare in Siae». Per noi i casi di Fedez e D'Alessio cambiano poco, continuiamo a fare il nostro lavoro e stiamo facendo un forte investimento per portare tutti i servizi della società online». Prevedono, lo ha detto D'Alessio e lo sostiene la collecting inglese, che ci saranno altre defezioni fra i vostri associati. «Possibile. Dipende da quanti denari vogliono investire in questa campagna acquisti». Già, ma quale sarebbe il senso di una operazione del genere? « Non sappiamo chi sia il proprietario della collecting inglese, non c'è un bilancio pubblicato. Sappiamo che nasce da investimenti di società di venture capital, specializzate in investimenti non di lungo periodo, piuttosto abituate al mordi e fuggi tipico del mondo finanziario». Ci spiega perchè non sarebbero in grado di riscuotere i diritti dei loro iscritti? «Intanto basta vedere come nei grandi paesi del mondo in genere opera una sola grande società di collecting che ha l'incarico di curare la raccolta del diritto d'autore. Si tratta di un lavoro complicatissimo che richiede strutture complesse e capillari. Faccio notare che noi, oltre ad avere 83 mila associati, gestiamo un milione e 200 mila contratti per licenze musicali e amministriamo 45 milioni di opere». D'accordo. Loro, però, si fanno vanto di essere una struttura leggera, in grado di assicurare tempi rapidissimi per la rendicontazione, tempi che la Siae sicuramente non ha. «E' come paragonare una bicicletta a un Airbus 380. Sono due cose diverse. Ma la bicicletta di quella collecting inglese come fa a conteggiare i brani di D'Alessio interpretati da un altro artista? E che fanno se D'Alessio o altri loro associati cantano pezzi di altri autori che sono iscritti da noi? Sicuramente non riscuoteranno i diritti sulle registrazioni, quelli del broadcasting, dell'online. Penso che alla fine l'unico modo per conteggiare le royalties dei loro assistiti sarà quello di rivolgersi, a loro volta, a noi, che del resto gestiamo il lavoro di collecting già per conto di 270 società internazionali. E, naturalmente, ci dovranno pagare». Come, prima vi fanno la guerra e poi vengono a bussare da voi? «Inevitabile. Tanto ai loro clienti applicano tariffe molto più alte delle nostre. Il 50 per cento per la musica d'ambiente e il 25 sui concerti, Noi, in entrambi i casi, siamo a meno del 20». Vi hanno accusato di poca trasparenza. «I nostri bilanci sono on line e tre ministeri vigilano su di noi». Che succede con la direttiva europea in tema di monopolio sulla raccolta dei diritti d'autore che va in senso di una liberalizzazione? «quella direttiva in realtà spinge piuttosto verso un'aggregazione, anche dei mercati pensando a contratti globali. C'è la consapevolezza di come sia vantaggiosa l'aggregazione per gli autori quando si tratta di negoziare con i monopoli globali». Marco Molendini - IL MESSAGERO.